Vendemmia 2019: Cosa aspettarsi in enoteca

Vendemmie eroiche, tradizionali, trattori in strada che consegnano le uve alle varie cantine sociali. Per noi “Wine-Amanti” non è mai un momento qualsiasi, la fine di Settembre.

Tra tutte le foto, i post e le varie interviste e pubblicazioni, cosa dobbiamo aspettarci dai vini che troveremo tra qualche tempo con scritto 2019 sopra? E anche, come sono andate le vendemmie in Spagna e Francia, eterne rivali a colpi di ettolitri e grandissime etichette dei mercati del vino?

Leggevo tempo fa un breve articolo di un intervista in cui il CRA (Consiglio Nazionale per la ricerca e sperimentazione in agricoltura) ci fa annusare e attendere una annata senza precedenti. Infatti, nonostante sia sicuramente meno prosperosa del 2018, sembra le condizioni mai verificatasi di clima di questo 2019 abbiano fatto sì che possiamo aspettarci delle grandissime bottiglie.

Più aromi che si “fissano” con le temperature più alte e il repentino raffreddamento che permette alla fissazione di consolidarsi in composti chimici aromatici nell’acino; ottima acidità attesa da questo 2019 che garantirà un ottimo invecchiamento di tantissime tipologie di vino, sia bianchi che rossi che spumanti. La qualità del vino potrà aumentare. Quindi c’è da aspettarsi una grande annata, inoltre, anche se il raccolto è sceso sensibilmente quest’anno rispetto al precedente, sembra che l’Italia sarà ugualmente in testa alla produzione 2019. In alcune regioni c’è stato un calo di anche il 30% come per la vendemmia in Lombardia e il 20% in Sicilia, il pesante -24% per i fantastici vini Umbri e anche nelle mie zone un bel -20 (Emilia).

Anche dalle nostre rivali la cosa non è molto differente, leggendo alcuni periodici di agricoltura spagnoli e francesi, si intuisce che, nonostante il calo sensibile della quantità di uve, si aspetta una grande annata. I vini della DO Ribera del Duero per esempio, la Tempranillo del 2019 dicono essere di qualità “MUY ALTA”.
Francia, segue con basse rese ma una buona annata. Interessante il fatto che, a causa di questo calo (ed altri fattori ovviamente Macroeconomici) il prezzo dell’uva al Kg è salito in quasi tutta Europa e con incrementi anche abbastanza significativi. Nella piccola isoletta di Lanzarote, ad esempio, (Canarie) il prezzo della famosa Malvasia Vulcanica aumenta e si porta oltre i 2€/kg.

Certo questa vendemmia è stata dura, minata da grandinate e allagamenti e anche per le preoccupazioni riguardo i cambiamenti climatici a cui la terra è sottoposta (e di cui trovi un articolo più approfondito QUI ) e se oltretutto sarà unita all’aumento dei prezzi e ad una più alta qualità del prodotto un po’ in tutta Europa, forse questo renderà la vita difficile a qualche bottiglia e chissà magari, un piccolo spiraglio ai nuovi attacchi dell’Import in Europa. Napa Valley??

Lambrusco e dintorni, 4 Vini Modenesi irrinunciabili

Ricordo che a Tenerife e in alcune zone della Spagna durante la mia permanenza, a volte con 3 o 4 pizze ordinate da asporto ti chiedevano se in regalo volevi la Pepsi o…la bottiglia di Lambrusco. Vino non ancora ben visto all’estero, questo mi ha sempre fatto un po’ male poiché credo che invece sia un grande tipo di vino, degno di nota al pari degli altri grandi vini italiani.

Da buon modenese, sempre sulla tavola dei miei nonni, per le festività o semplicemente la domenica, compariva la vecchia bottiglia di Lambrusco che mia nonna puntualmente diluiva con acqua poiché diceva che “se no è troppo brusco…”

Effettivamente la nonna nella sua pazzia di versare acqua sul vino non aveva tutti i torti poiché la parola Lambrusco, tra le varie etimologie, evoca immediatamente qualcosa di brusco e amaro. Non solo evoca nella mente questa sensazione ma si crede derivi proprio dalle parole LABO (prendo) e RUSCUS (punge il palato) caratteristiche oltretutto tipiche dei vini giovani e beverini.

Sono uno di quelli cresciuti con l’idea radicata dei nonni che “Il lambrusco dura un anno, poi non è più buono…” questa idea tutt’ora è radicata nella mentalità di molti modenesi “conservatori” e addirittura di qualche produttore. Ricordo in una mia visita ad una cantina di Sorbara (MO) dove il proprietario mi disse in un meraviglioso vecchio dialetto: “Il lambrusco è come una donna, le boun zóven!” .

Chissà cosa avrebbe pensato mio nonno a vedermi poi portare a casa lambruschi del 2016/2017, non oso nemmeno pensarlo. Eh sì perché oggi, le cantine lavorano il vino in maniera differente, antica, molte cantine fanno fare la seconda rifermentazione direttamente in bottiglia (metodo ancestrale) esattamente come si faceva prima dell’arrivo dell’autoclave, prima ancora di mio nonno. Il vero metodo di produzione del lambrusco. Ora si utilizzano tecniche naturali senza interventi e filtri, il Lambrusco e i vini modenesi, sono cambiati tanto dalle domeniche a casa dei nonni.

Conosco e amo molto queste uve e la mia terra e questo amore si è radicato in me soprattutto dopo i miei anni all’estero in cui a volte, la notte, sognavo la spuma di un buon vero Lambrusco. Ho stilato molte classifiche di questi vini e visitato molte cantine, voglio così proporvi 4 vini Imprescindibili al momento della scelta di Modenesi sulla Vostra tavola.

1- Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro D.O.P. L’Acino (Corte Manzini)

con questa etichetta, so di cadere in piedi, un verissimo e fantastico Lambrusco che sembra fatto apposta per essere abbinato ai piatti della tradizione Modenese. Il Grasparossa è viola, colore impenetrabile, non come il rosato trasparente del Sorbara e Corte Manzini è capace di tirar fuori uno dei più veri Lambruschi che si possano incontrare. La cosa che più stupisce è la spuma, spessa, floreale, fruttata, colore viola chiaro di una persistenza e densità meravigliose.

Al naso i frutti rossi tipici della uva la fanno da padrone, in bocca è capace di regalare una morbidezza forse única. Il brusco arriva solamente sul finale e comunque ti avvolge con un eleganza strepitosa. Questo vino è lavorato con i metodi tradizionali, non ancestrale o biologico, le viti hanno un’età media di 50 anni ed è un vero punto di arrivo e partenza per tutti gli amanti di questo vitigno. Pluripremiato e prodotto più importante dell’azienda. Facile da incontrare in zona Modena, in quasi tutti i ristoranti del centro e per una degustazione personale in tutte le migliori enoteche.

2- Rosso Emilia I.G.P. Vigneto Saetti (Soliera-Modena)

Grande prodotto modenese che non può mancare sul taccuino di ogni winelover!! Vigneto Saetti è una cantina molto particolare e familiare a Soliera, piccola frazione appena fuori il centro di Modena. Più vicina alle zone del Sorbara e esattamente opposta alla zona di Castelvetro del Grasparossa. Gestita da padre Luciano e dalla figlia Sara, si imbottigliano e si etichettano a mano poche bottiglie all’anno di uve Salamino di Santa Croce. Il Salamino è scuro, viola, simile al Grasparossa come colori ma una spuma meno intensa, decisamente meno fruttato e più floreale e ‘selvatico’. Uno dei miei vitigni preferiti. La peculiarità del Rosso Emilia I.G.P. di Saetti Luciano è che è uno dei pochi Lambruschi fermi che si possono trovare, coltivato con certificazione biologica e senza troppi interventi. Saetti è una cantina lontana dai social e dal web ma comunque si è fatta strada nei migliori ristoranti e con qualche distributore. Non troppo facile da incontrare, la cosa migliore, è visitarli personalmente e incontrerete in questo vino fermo un Lambrusco di sicuro interesse, selvaggio e floreale, fresco ma nello stesso tempo sontuoso e morbidissimo. Questo vino è commercializzato solitamente ben due o una annata dietro quella in corso a seconda dell’anno. Quello provato, un fantastico 2015….

3- Pignoletto D.O.P. Francesco Bellei Metodo Ancestrale 2017

Devo dire che aveva ragione l’enologo della cantina Francesco Bellei di Bomporto (MO) un Pignoletto che non ti aspetti, capace di soddisfare anche i palati a cui solitamente il Pignoletto non piace , come il mio ad esempio. Ero andato da loro per portare a casa alcune bottiglie del loro Lambrusco metodo Ancestrale di due anni antecedenti l’anno di commercio ma purtroppo era finito, per questo, dovremo aspettare il 2020. Ho così preso questa bottiglia di Pignoletto Metodo Ancestrale. Vinificato alla vecchia maniera con seconda rifermentazione in bottiglia e una etichetta sobria ed elegante. Il tappo a corona permette alla pressione di rimanere perfettamente sotto controllo, essendo a volte più alta dei metodi classici o Charmat. Aprendo la bottiglia, noto subito un sentore come se fosse un vino rosso. Mi ha stupito, nel bicchiere la spuma è sottile e mi piace questo nei metodi ancestrali, torbido poiché non fa filtrazione di nessun tipo ha un colore giallo acceso che invita a metterci le labbra. Al naso il pompelmo e il limone insieme alle spezie riempiono le narici ed in bocca si rivela un vino veramente ben fatto equilibrato e strutturato, non troppo acido ma bilanciato con retrogusto intenso e lungo. Personalmente consiglio di berlo non freddo, alla buona vecchia temperatura di cantina per apprezzare di più gli aromi. Un buonissimo vino, anche questo immancabile in questa mia TOP 4 di Modenesi. Cantina Francesco Bellei è della stessa proprietà della nota cantina Cavicchioli, suppongo sia una scelta aziendale interessante per diversificare le linee di produzione ed avvicinarsi, con questi vini, al palato di winelovers più esigenti e amatori di nicchia particolari. Un ottima e riuscita scelta.

4- Pignoletto 80% e Trebbiano 20% Terrebianche di Cantina Terraquilia, Vigne in alta quota.

Visto che abbiamo parlato di due rossi e un bianco, ora dedico questa parte finale dell’articolo a cantina Terraquilia. Si trova a Guiglia, nelle montagne modenesi sopra Vignola, 600mslm. Qui, bisognerebbe fermarsi un attimo a parlare della zona e della qualità dell’aria totalmente differente dalle altre zone descritte prima. L’aria è più pura, lontano dalle città, spolverata dalle correnti fredde che dal Monte Cimone scendono verso la fondovalle, importanti cambi termici tra giorno e notte e estate e inverno. Terraquilia coltiva qui oltre agli ottimi vini, anche questo blend di Pignoletto e Trebbiano ‘col fondo’. Col fondo significa semplicemente non filtrato metodo ancestrale. Non usano tecniche particolari di vinificazione, stanno solo molto attenti a sboccare il vino al momento perfetto e il risultato che ne esce è davvero sorprendente. Sarà anche merito della purezza dell’aria ma questo vino è davvero interessante. Sembra di avere nel bicchiere fiori, pompelmo rosa, note citriche, frutta bianca matura, erba e terra bagnata. Un terroir che non avevo mai provato dalle mie parti e che mi ha letteralmente fatto cambiare idea sui bianchi modenesi.

Totalmente differente dal metodo ancestrale di Bellei, cantina Terraquilia ultima ma certamente non per ordine di gradimento. Interessante il loro lavoro, interessante la zona e interessanti i vini, anche i rossi. Sicuramente un nuovo ma nello stesso tempo molto antico punto di vista sulle varietà modenesi.

Vini Naturali e Atlantici da altre latitudini: TenerifeWine

Ho vissuto su quest’isola per più di 4 anni commerciando vino Italiano e Spagnolo.

Tutti conoscono Tenerife per alcune cose caratteristiche: sole e temperature primaverili tutto l’anno, iva al 7% e poche tasse. Il paradiso del pensionato ma anche di tanti giovani come me che vogliono vivere di sole e spiagge…e vino!

Nonostante lavorassi nel settore e conosca molto bene la viticoltura, le aziende e i distributori che lavorano qui, non ho mai scritto nulla sulle etichette e sulle potenzialità dell’isola a livello di vino.

Non tutti sanno che qui il vino si fa dal 1500 più o meno, si crede fu un portoghese a decidere per la prima volta di rimettersi a lavorare con tecniche di viticoltura alcuni dei vitigni autoctoni e selvatici di Tenerife.

Ci sono varietà sconosciute ai più come il Listan Blanco, Listan Negro, Marmajuelo, Gual, Albillo Real, Vijariego, Negramoll, una Malvasia molto particolare e unica che a questa latitudine e col terreno dell’isola, esprime il meglio della sua genetica. Si pensa che molte di queste uve fossero già presenti sull’isola allo stato selvaggio e che grazie all’invasione spagnola, si iniziò poi a “lavorarle”. I Guanche, la popolazione mistica e autoctona che abitava Tenerife prima dell’arrivo degli Spagnoli, probabilmente lavorava e conosceva molto bene le tecniche di vinificazione e si crede che addirittura usasse già le botti di legno come “deposito” per il vino. I Guanche furono un popolo pacifico e dedito all’agricoltura, la loro origine e arrivo sull’isola, ha un alone mistico e quasi leggendario esattamente come l’inizio delle vere produzioni di vino. Se ne parla spesso nel settore e nel governo Canario che, da anni, sta spingendo e promuovendo l’enoturismo veramente bellissimo che si può fare a Tenerife e purtroppo, ancora poco conosciuto ai turisti italiani.

Un piccolo orto sulle vallate del Nord di Tenerife 'zona La Orotava'

Una delle peculiarità di quest’isola, che spesso si perde tra le dicerie del sole tutto l’anno e delle basse tasse, è la `presenza del Teide. Il Teide è “il vulcano” attivo; arriva a toccare i 3718 metri slm e attestarsi così il terzo posto come vulcano più alto della terra. Anche Tenerife grazie a lui è l’isola più alta della terra, praticamente Tenerife è il Teide. Quasi interamente sviluppata sui suoi versanti, dal cratere fino agli hotel a 5 stelle sulle coste. Parlano del Teide già i marinai impegnati nelle prime traversate oceaniche che descrivono questo gigante di roccia visibile da oltre 440 miglia. Dire questa cosa, sempre mi emoziona un po’!!

Potete quindi ben immaginare la variabilità di clima e di terreno in cui crescono e si sono sviluppate le uve di queste varietà, accarezzate dagli Alisei e dalle brezze saline, a sbalzo sull’oceano Atlantico tra montagne, nubi e mare e sottoposte a notevoli cambi di Temperatura, in suolo giovane vulcanico per lo più basaltico. Sul Teide e sui suoi versanti nevica, ricordo benissimo il freddo gelido che, al mattino presto, scende sulla costa. La viticoltura qui è definita Eroica poiché è impossibile lavorare la vigna con macchinari, tutto deve essere manuale e anche gli impianti delle viti sono quasi tutti esclusivi delle Isole Canarie. Il Cordon Trenzado è il più utilizzato e antico metodo di coltura, simile in parte al nostro Cordone Speronato, ci sono poi i vasi per proteggere dal vento intenso le viti ed altri.

A tenerife ci sono attualmente 5 Denominazioni di origine, con genetiche totalmente differenti. Una varietà coltivata al Nord, non sarà mai nemmeno lontanamente simile alla stessa varietà coltivata al sud. Nascono vini freschi, giovani, salini e minerali e anche se il termine minerale può essere usato per svariate cose oggigiorno, credo che definire minerale un vino di Tenerife, sia la cosa più sensata e che più lascia spazio all’immaginazione enologica.

Non sono mai stato un enorme amante di questi vini, soprattutto per la quantità di zuccheri che a volte si trovano nella coppa, soprattutto nei bianchi dolci, fiore all’occhiello delle produzioni vinicole; tuttavia, riconosco un terroir unico che probabilmente va compreso prima di dare giudizi.

Palo Blanco di Envinate annata 2017

Inoltre, le cantine e gli enologi iniziano ad avere esperienza, quasi tutti si formano all’estero, apprendono le tecniche più naturali o biodinamiche o le più classiche e rientrano per applicarle ai vecchi vitigni di famiglia. Già nei 4 anni di mia permanenza, l’enologia è cambiata tanto; i padri che coltivavano vino per uso familiare e i nonni, hanno lasciato le vigne e le cantine alla perseveranza e alla nuova esperienza dei figli che ne hanno fatto una vera cultura. Una viticoltura giovane, decisa, con carattere e grandissima innovazione e passione. Una generazione a cui è stato dato addirittura un corso di laurea in Enologia all’Università storica di “La Laguna”, ex-Capitale di Tenerife e centro molto antico e universitario.

I vini quindi, cominciano ad essere molto interessanti, soprattutto i bianchi secchi, lavorati spesso in terreni con genetiche uniche al mondo e quasi inaccessibili, affinati in anfore, legno o vetro in maniera totalmente naturale e biodinamica.

Io, ci ho messo quasi 4 anni e mi sono innamorato del Palo Blanco. Un progetto chiamato Envinate, un progetto único, di cui spero potervi raccontare presto di più. Palo Blanco e altri vini della stessa linea sono esclusi dalle DO Canarie e forse, proprio per questo mi hanno incuriosito ancora di più. Escono dagli schemi e lasciano impronte potenti nella memoria olfattiva. Coltivati e affinati in zone fuori dal normale con metodologie di fermentazione e affinamento che non rispondono ai requisiti imposti dal Consejo Regulador (D.O) .

Sono Vini che dentro hanno tutta l’isola col suo terroir.

Qui ho scritto di un incontro con l’amica e enologa, nonchè proprietaria, di Cantina LoHer, una delle cantine che mi ha colpito di più durante il mio ultimo viaggio nell’isola il mese scorso e so, che la lunga lista è appena iniziata.

Refosco dal peduncolo rosso, VillaJob vini Naturali

Questa storia inizia qualche mese fa, questa estate, quando attraverso Instagram scopro la cantina Friulana Villa Job.

Etichette fresche, giovani, ironiche, un ingegnere gestionale di città che un bel giorno decide bene (anzi benissimo) di mettersi a produrre vino Ri-valorizzando alcune varietà autoctone del Friuli, suo territorio, in maniera totalmente naturale e per naturale, intendo senza interventi sul vigneto o in cantina.

Ingredienti per farmi cercare le sue bottiglie con la foga di un cane da tartufo, pensavo anche ad altre cose ma, tutte le notti, progettavo una fuga verso Pozzuolo del Friuli a conoscere Alessandro e Lavinia, sua socia, nel caso non fossi riuscito a trovare le bottiglie.

Premetto che, certi vini, non li voglio comprare on line, sono uno da enoteca, uno da tocco, palpo, pago e porto via. È così che un uggioso pomeriggio di fine Settembre, prima di tornare a casa e allenarmi con un bella corsa, passo dalla nuova enoteca appena aperta in città, Aromatico (Modena).

Quasi per caso incontro il ‘Serious’, cantina Villajob, uve Refosco dal peduncolo rosso.

Tocco un po’ e porto a casa questa bottiglia. Avevo letto qualcosa riguardo questa uva, mai provata in vita mia. Avevo letto essere un’uva “difficile” un vino che per essere apprezzato deve essere capito, degustato più volte e addirittura consigli che dicevano di partire con questo autoctono del Friuli da prodotti di cantine storiche, fidate, per non incorrere in brutte presentazioni.

A me piace molto fare le cose al contrario e soprattutto mi piace tanto farle di testa mia…quanto mi piace…

Apro il vino, lo verso, al naso mi arrivano migliaia di profumi, bombardato letteralmente dalla frutta e dalle spezie, il legno, il tabacco, tutto insieme come in un meraviglioso frullatore. Il colore viola di questa maestosità mi invoglia a posarci le labbra e quindi, giù in bocca. Un vino quasi arrabbiato, aggressivo ma nello stesso tempo con un aroma e un retrogusto incredibilmente sontuoso e caldo. Che esperienza. La seconda beva è meno aggressiva, riconosco già la capacità avvolgente dei tannini e della sapidità del Refosco ed è qualcosa che è davvero difficile spiegare con le parole. Un vino veramente grande. Mi assomiglia molto, un vino sempre un po’ sulle sue a cui devi dare tempo. Tempo in botte, in bottiglia, tempo per lasciare che sistemi “le sue cose” e poi, non te ne separi più. Una personalità eccezionale e veramente accattivante, scontroso ma avvolgente se lo sai riconoscere e lasciare che si fidi di te. Per me è stato davvero amore a primo naso questo Serious, poi, me lo dicono tutti che a volte sono troppo serio… Questo vino è incredibile e ringrazio davvero tanto Alessandro per aver lasciato l’ingegneria gestionale e i numeri dei budget e del marketing a chi non può dare vita a qualcosa del genere. Grande! Grazie anche all’enoteca Aromatico di Modena che mi ha permesso di passare una serata in compagnia di un buon vecchio amico.

Ci sono stati dei vini che penso mi abbiano rappresentato, come personalità, carattere, gusto, questo è sicuramente quello che mi rappresenta meglio.

E a te?? quale vino ti rappresenta?

Scheda Tecnica Rapida del “SERIOUS”: Vi rimando direttamente al sito e alla storia di Alessandro e Lavinia di Villa Job:

Come il cambiamento climatico cambierà il Vino

Se ne parla poco o forse dovrei dire, ci si informa poco del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale. Pochi giorni fa sono rimasto bloccato nel traffico poiché passavano alcuni ragazzi diretti allo sciopero per il cambiamento climatico con striscioni interessanti; uno diceva “Le uniche stagioni che vedremo, saranno quelle di Netflix” un altro recitava l’ormai celebre slogan “Non esiste nessun Pianeta B”.

Mi è venuta quindi in mente una fotografia di un vigneto della Spagna credo zona di Priorat, è un peccato non averla trovata per mostrarla ma credo avrebbe potuto farvi lo stesso effetto che ha fatto a me, dispiacere e tristezza. Nella foto, una parte di un vigneto completamente secca con le foglie “bruciate” dal sole e dal caldo con sotto la didascalia di un annata col clima fuori dal normale e una drastica riduzione della produzione.

Questo cambiamento climatico e il vino, devono avere per forza qualcosa da spartire. Si parla spesso di vini biodinamici, di biologici, di naturali, non riesco a capacitarmi di come invece non si parli abbastanza degli effetti che il clima ha e avrà sulle produzioni e i cambiamenti della nostra bevanda preferita.

Al Wine Festival di Merano l’anno scorso, c’è stato un bel dibattito su questo, raccontato da alcuni e recepito da pochi. Quindi, ecco cosa si dice in Europa di come il clima cambierà il nostro mondo del vino.

Innanzitutto, si sa che il cambiamento climatico è causa del surriscaldamento globale, a causare questo surriscaldamento è l’effetto serra provocato da gas, emissioni ed altri elementi nocivi che produciamo e immettiamo nell’atmosfera ed è destinato ad aumentare. Quello che possiamo fare è “limitarlo”. Se contiamo che nel 1750 eravamo meno di 800 milioni di abitanti del pianeta ed oggi, ci aggiriamo su cifre tipo 7500 milioni, capiamo che è molto difficile limitare il danno.

Questo effetto serra, si stima abbia aumentato la temperatura del globo già di 1,1Grado C. e se pensiamo che spesso si anticipano le vendemmie anche di una settimana per un grado sopra le medie stagionali, qualche dubbio che anche la viticoltura debba limitare i danni ed adattarsi mi viene. Si stima che tra circa 80 anni, le vendemmie saranno anticipate di almeno 4 settimane.

Si parla del fatto che probabilmente si creeranno nuove zone viticole, più alte, ad altitudini elevate dove prima sembrava impossibile coltivare vino. Si pensa che alcune zone della terra come gli USA vedranno arrivare climi perfetti e adeguati per produrre vini al pari dei nostri al giorno d’oggi. Addirittura, per impiantare viti, si pensa che si dovranno disboscare intere zone, distruggere flora e fauna, pensate che ho letto che impianteranno viti nel parco di Yellowstone. Zone che prima producevano vini mediocri, produrranno vini di grande qualità. Potrebbe cambiare la tecnica di coltivazione, gli aromi, i profumi, la densità e il colore del vino. Tutto quello che la bevanda prende dalla terra.

Nuovi terroir, nuove zone, cosa ci vedremo in un’etichetta con scritto ad esempio Chianti Classico o Barolo o ancora, nella bellissima fascetta DOCG?

Tuttavia, credo che il mondo dei produttori di vino, sia un mondo sensibile e attento. Tante aziende si stanno muovendo nel loro piccolo per cercare di “limitare” il danno che abbiamo fatto al pianeta; chi con utilizzo di BioDiesel, chi non usa pesticidi o altri elementi dannosi per l’atmosfera e per fortuna, noi consumatori ci stiamo sempre più rivolgendo verso le produzioni naturali.

Spero e sò, essendo naturalmente ottimista, che i viticoltori, sapranno far fronte anche a questi nuovi scenari e regalarci emozioni come oggi ancora per molti anni. D’altronde, non ricordo belle annate per l’Italia come queste, ad esempio la 2016 o la 2019 che dicono sarà strepitosa proprio per questo clima mai affrontato prima, non ricordo nemmeno tanti vini naturali e biodinamici buoni veramente come quelli assaggiati in questi ultimi anni; condizioni totalmente nuove e vini…chissà, solo il tempo e la buona vecchia pazienza ci dirà cosa succederà.

Se qualche appassionato, produttore o enologo volesse dire la sua e dirci come sta vivendo e come si sta adattando a questo cambiamento , sarà ben accetto 👇👇

Come e su cosa investire nel mercato dei grandi Vini, il LIV-Ex100

Quanti di Voi hanno in casa bottiglie d’annata o hanno ereditato grandi etichette? Se è così, la maggior parte di Voi è fortunata, negli ultimi dieci anni gli investimenti in vini pregiati sono quelli che hanno avuto la rendita percentuale più alta, anche rispetto ai diamanti o alle auto, forse più dell’oro. Sicuramente più delle obbligazioni e dei titoli di Stato.

Non si parla spesso del mercato delle grandi bottiglie, o meglio, rimane una cosa confinata ai distributori di Fine Wine o Luxury Wine, commercianti che hanno accesso ai dati Liv-Ex in tempo reale, come fossero sul Forex o sulla borsa valori.

Il Liv-Ex non è altro che l’indice o il paniere che rivela la quotazione del mercato del vino dove, in ogni istante, le tue etichette salgono o scendono; i prezzi, influenzati non solo dalle puntuazioni dei grandi “Influencer” del vino come James suckling e Wine Spectator, oscillano anche sulla base di dati reali e quantificabili come l’annata, il clima, la resa e la quantità delle bottiglie in circolazione e soprattutto la quantità di scambi avvenuta per quelle determinate etichette.

Il Liv-ex100 è consultabile da tutti i commercianti; per noi, piccoli investitori gelosi delle nostre cantinette, non resta che leggere le varie recensioni, articoli, bilanci d’annata e di vendemmia delle varie aziende e cercare la bella soffiata da mettersi in cantina al miglior prezzo. È uscita ad esempio un intervista piuttosto valida sul sito del Liv-Ex dove intervistano il noto scrittore e critico Matthew Jukes. Matthew è un esperto in vini Australiani e in questa intervista da indicazioni ben chiare di alcune etichette che potrebbero presto saltare in alto nel benchmark del mercato dei vini di eccellenza.

Finora quest’anno sono state aggiunte alcune etichette Italiane, del Burgundy e di Champagne all’indice e tolte altre di Bordeaux, sempre dominatrice indiscussa del paniere. Per l’Italia, parliamo di “Barolo Mascarello 2014, Brovia Barolo Billero 2013, Gaja Sperss 2013, Masseto 2015, Sassicaia 2016, Solaia 2015, Tignanello 2016”. Se state pensando al fatto che sono bottiglie da migliaia di euro, vi sbagliate, il Sassicaia 2016 o il Tignanello, per esempio, sono tutt’ora abbastanza abbordabili.

Avrete notato infatti che in molte enoteche stanno scomparendo i vari Tignanello e anche Guidalberto del 2016, per parlare giusto di “bottigliette” o i vari Ornellaia sempre dello stesso anno. Questa vendemmia è risultata ottimale e oltretutto ha preso punti molto alti. Si vocifera anche su un altra etichetta Italiana, il Tenuta Perano Riserva 2015 Chianti Classico DOCG della famiglia Frescobaldi. Vino considerato di straordinaria qualità e oltretutto, importantissimo poiché segna l’ingresso della famiglia Frescobaldi (proprietari della tenuta Ornellaia e altre) che, con Tenuta Perano, entra di petto nella produzione del Chianti Classico e non solo di grandissimi Super Tuscan.

Un’annata interessante si prospetta per il Liv-Ex, oltretutto, esentasse e comunque, male che vada, il vino ce lo possiamo sempre bere. Difatti, il rischio più grande, almeno nel mio caso, è lo stappare la bottiglia e gustarla sul divano in grande compagnia!

Voi avete mai fatto o avete in corso investimenti di questo tipo? Sarebbe bello condividere le varie cantine con la Wine Net!

Per sapere di più su questo bellissimo mondo dei Passion Asset, una intervista a chi, di questa Passion ne ha fatto un mestiere ed una azienda, ecco qui un bellissimo Articolo Fine Wines